La user experience per chi scrive e lavora ai contenuti

13/10/2017

 

di Maria Cristina Lavazza

Si pensa, erroneamente, che la user experience (UX) sia una cosa che riguardi la tecnologia, l’informatica e l’ingegneria. Come per i numerosissimi acronimi contenenti una X la user experience (UX), oltre a stentare ad affermarsi come approccio metodologico nel nostro paese, viene spesso vissuta come qualcosa di misterioso avvolto nelle nebbie dei linguaggi di programmazione.

La UX non è AJAX ed è quanto di più lontano esista dalle logiche informatiche, perché la user experience si occupa delle persone e lavora attraverso un approccio umanistico che studia il rapporto tra le persone e il mondo che le circonda.

La UX studia e analizza l’esperienza umana rispetto a oggetti, servizi e sistemi con l’obiettivo di migliorarne le performance. E’ evidente che la UX ha trovato oggi spazio e terreno fertile all’interno della progettazione digitale perché l’utilizzo e la soddisfazione delle persone qui è questione vitale. Ma se l’obiettivo ultimo è un utilizzo efficace da parte delle persone la user experience dovrebbe essere applicata in maniera diffusa a qualsiasi prodotto, non ultima la progettazione e la redazione di contenuti.

Se dobbiamo scrivere i testi di un sito, di una brochure o di una qualsiasi presentazione aziendale dobbiamo innanzitutto conoscere gli obiettivi dei nostri clienti e sapere a chi stiamo parlando. Le tecniche della ricerca sulle persone della UX ci aiutano a raccogliere i dati e ci insegnano ad elaborarli, ci permettono di inserirli nel contesto d’uso per capire dove come e quando quel testo verrà letto.


Attraverso la ricerca scopriremo che i testi che abbiamo immaginato possono essere troppo complessi, o troppo semplici, eccessivamente lunghi o solo poco aderenti alla realtà.

Tutto questo senza le tecniche di ricerca possiamo solo immaginare di saperlo e non avere  nessuna certezza sulla riuscita.

Quando abbiamo chiaro i bisogni, i timorie le frustrazioni delle persone per le quali dobbiamo scrivere allora possiamo dare vita a profili tipi, a utenti verosimili chiamati personas.

 

Le personas ci aiutano a rimanere ancorati alla realtà e avere sempre davanti per chi stiamo scrivendo. Sapere che “Marco” o “Giulia” (utenti verosimili)  non hanno bisogno di vedere in primo piano i comunicati stampa o che vorrebbero solo informazioni brevi e semplici corredate da immagini rassicuranti ci aiuta anche a spiegare al committente il perché di alcune scelte.

Non esiste un unico modo di scrivere, un solo linguaggio e una comunicazione, ma tanti quanti sono i nostri utenti e i contesti d’uso. Oggi chi lavora ai contenuti deve sapere lavorare per differenti devices, non possiamo sapere con certezza da dove le persone accederanno ai nostri testi, se useranno un device mobile e non saremo mai certi delle condizioni di accesso (rumore, difficoltà di interazione, distrazione, etc.), e allora? come comportarsi?

Allora, ancora una volta bisogna lavorare bene sulla ricerca sulle persone per capire dove, come e quando usufruiscono dei nostri contenuti. Accanto alle personas, veri e propri protagonisti creeremo delle storie, con scenari e casi d’uso per creare situazioni verosimili e scrivere testi quanto più vicini possibile ai bisogni reali degli utenti di destinazione [continua a leggere].

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