Design Partecipativo: cos'è e come funziona

20/02/2018

 

 

Qual è il vero valore dello human-centered design?

L’interazione del team di design con i clienti non si può limitare alla ricerca iniziale e alle fasi finali di testing. Ha bisogno di essere nutrita continuamente, perché le soluzioni migliori e più customer-centered si trovano proprio nel corso del processo. 

Nell’articolo Participatory Design in Practice, Olga Elizarova, Jen Briselli e Kimberly Dowd parlano di design partecipativo, di cos'è e di come funziona.

Il primo aspetto analizzato è la definizione del Design Partecipativo, chiamato anche co-creazione o co-design. Questo approccio prevede la partecipazione attiva del final user nella progettazione e nel design di un prodotto o di un servizio.

L’obiettivo di questo processo è comprendere sin dalle prime fasi quali problematiche e quali soluzioni emergeranno nell’esperienza di quel determinato prodotto o servizio, per aiutare i designer a focalizzare il loro lavoro e dare risposte davvero innovative e customer-centered.

I partecipanti sono invitati a prendere parte al processo e non solo a parlarne, e il loro coinvolgimento li rende veri attori e non semplici spettatori separati dal contesto della loro vita e del loro ambiente.

Il Design Partecipativo è infatti un approccio che consente di affrontare i problemi alla radice per ottenere esperienze e risultati migliori, e quindi più utili, a tutti.  

Le persone possono identificare così le opportunità nascoste e il valore reale del design con il processo di co-creazione, e manifestare da subito i propri bisogni per capire insieme al team di sviluppo come le soluzioni finali potranno entrare davvero nel contesto più ampio della loro esistenza.  

Il Design Partecipativo utilizza a questo scopo numerose tecniche. Ne abbiamo scelte tre, che troverai anche nelle UX Domino Card di Maria Cristina Lavazza e Stefano Dominici (leggi il post):

  • Love Letter:
    I partecipanti, in gruppo o individualmente, sono invitati a scrivere una lettera rivolta ad un brand, a un servizio o a un’organizzazione, come se fosse una persona con la quale si ha una relazione. Le lettere vengono poi condivise e discusse in una sessione partecipativa, in cui il facilitatore sintetizza le riflessioni emerse.
    Con questa tecnica si analizzano il contenuto e il tono della lettera ma anche il linguaggio non verbale, e fa emergere aspetti profondi del rapporto con il brand, tra cliente e prodotto evidenziando i punti critici meno visibili a un’analisi superficiale.

  • Journey Map:
    Le persone mappano le esperienze senza tralasciare dolori, frustrazioni e sfide. Questa simulazione del percorso o del viaggio che le persone compiono per raggiungere i propri obiettivi attraverso i differenti canali e touchpoint messi a disposizione dal team di design lo rende uno strumento fondamentale per comprendere come si muovono e cosa provano le persone nel percorso che le porta a soddisfare i loro bisogni. 

  • Prototipi:
    I prototipi sono una soluzione economica e flessibile per  testare un soluzione in un ambiente reale. La simulazione può essere più o meno fedele al prodotto finale, realizzata con le modalità e con i materiali più adatti alla situazione (carta, plastilina, lego etc). Modificare e verificare l’utilità e l’efficacia delle soluzioni prototipale consente di apportare cambiamenti importanti senza spreco di tempo ed energia e ottenere un risultato perfetto ancora prima dell’effettiva realizzazione.
Vuoi saperne di più sul design partecipativo? Iscriviti al corso Customer Journey Map di Maria Cristina Lavazza!

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